Ministoria del Giallo |
Il giallo nasce quasi in contemporanea al romanzo “classico”. Il suo sviluppo procede parallelo e cammina nelle fogne delle città borghesi, nelle nubi di smog da combustione di carbone, tra gli slum sovrappopolati e gli ex-contadini espropriati col posto in fabbrica assicurato dai sei anni in poi. È il volto corrotto della storia, il suo ritratto sta nei "misteri"[1] d’appendice: descrivono i bassifondi, sordidi ma affascinanti, e riscuotono un largo successo da quello che noi definiremmo il “pubblico di lettori”, la fascia di popolazione benestante, istruita e maschile (anche le donne leggono, feuilleton edificanti e libelli piccanti… questa è un’altra storia). Qualche passo in avanti e assistiamo al trionfo del romanzo. La seconda rivoluzione
industriale ha cambiato per sempre il volto occidentale e leggere romanzi non è più
un'attività anticulturale, riprovevole e immorale: il borghese ha vinto su tutti i fronti, con i
suoi "gusti", la sua individualità e l'abitudine alla lettura intima e silenziosa. Vince anche il
giallo, "romanzo borghese" per eccellenza [2] dove convivono il fascino morboso della
devianza criminale e il rassicurante trionfo della giustizia. Altra acqua sotto i ponti. I tristi operai che vivevano tra ladruncoli cockney e donne“perdute” si sono organizzati in sindacati e hanno dato linfa al movimento socialista
capeggiato da figure intellettuali di statura quasi evangelica [4]. Parallelamente alle battaglie
sindacali ci sono quelle sociali, l’istruzione pubblica, il suffragio universale: le grandi
Internazionali socialiste contribuiscono alla nascita del concetto di “massa” tanto quanto la
Prima Guerra Mondiale, che la identifica con il suo sterminio indifferenziato. Da “massa” a“pubblico”, il passo è breve: il “pubblico” ama i re europei della deduzione e premia anche i
detective sbrigativi dei primi hard-boiled d’oltreoceano e i commissari esistenzialisti del
noir europeo. La Seconda Guerra Mondiale finisce portandosi via una scia di stabilimenti e
tipografie distrutte, oltre ai milioni di morti. È “ricostruzione”: si avverte la voglia di rinascita
nelle proposte letterarie nuove, impegnate, d’avanguardia. Dominano i grandi scrittori che
sono anche traduttori, editor, intellettuali, ma è già visibile la parabola discendente degli“editori protagonisti”. Anche il giallo ha alterne vicende: considerato dalla critica un genere “di consumo”,
parte della cosiddetta “paraletteratura”, è trascurato nonostante sia protagonista di
capolavori di denuncia e di pasticciacci sperimentali che fanno la storia della letteratura. Cambia il colore, aumenta la cattiveria: è il noir, la vicenda criminale dal punto di
vista dei cattivi, che non finisce sempre in trionfo (è da vedersi anche di chi). Il
contrappunto è il poliziesco, che vive di procedure e distintivi, mentre il thriller è tutto
inseguimenti e colpi di scena. Arrivano i serial killer: i romanzi dominati dalle loro turbe
psichiche sono sempre più sanguinolenti, sempre più raccapriccianti, per borghesi redivivi
assetati di morbosità come non mai. Da noi, il giallo segna grandi successi di vendita grazie alle penne di scrittori locali o
vernacolari, che si fanno le ossa sulla cronaca, o seguono le grandi svolte sociali
attraverso i delitti. La fiction si mischia alla realtà, lo scrittore fa il giornalista (o il contrario)
e il giallo ha una "rivalutazione”: le vendite non cambiano, sempre buone, ma la fetta di
lettori “alti” non si vergogna più di farsi vedere con un giallo in mano. Un bel progresso,
forse meno epocale di quanto sembri a prima vista. Rivalutato o disprezzato, il giallo è da
sempre premiato dai lettori di ogni formazione, e scelto dagli scrittori per gli scopi più La popolazione aumenta, i lettori con essa. Non siamo più braccianti urbanizzati o commendatori latifondisti, ma la società che si sviluppa con noi continua a stridere sotto i suoi contrasti e i delitti che ne risultano ci affascinano come sempre, forse perché sappiamo che è bene non commetterne... ma che l’eroe sia un freak psicopatico, uno sbirro equivoco, un bolso mafioso o una sensitiva rampante, siamo sempre pronti a seguirlo, per scoprire dove vorremmo arrivare. < Giulia Abbate > Note : 1 - Il primo è considerato “I misteri di Parigi” di Eugène Sue, pubblicato come appendice nel 1842-43. Ebbe un successo di pubblico straordinario, innumerevoli imitazioni e critiche durissime da Marx e Engel che ne parlarono nel loro “Manifesto”. La mollezza consolatoria dei personaggi di fiction ritardava e stornava la rabbia operaia: la battaglia sempiterna tra evasione e impegno. 2 - Lo conferma Vittorio Spinazzola ne “L’immaginazione divertente”, nel saggio dedicato alla letteratura gialla. 3 - Il più famoso dei quali è “Tom Jones” di Henry Fielding, uscito nel 1749. 4 - Come Eugene Victor Debs, sindacalista americano celebrato da Kurt Vonnegut nel romanzo “Hocus Pocus” del 1990. 5 - O “editori protagonisti”, come li definisce Ferretti nella sua “Storia dell’editoria letteraria in Italia. 1945-2003” 6 - Gli studi sulla ricezione di Cadioli e Spinazzola, ad esempio. Bibliografia: Vittorio Spinazzola, “L’immaginazione divertente”, Rizzoli, 1995 |
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