Massimo Cortese
"Candidato al consiglio d'istituto"
Edizioni Montag, 2009
[ESORDIAMO]
RECENSIONI
ESORDIAMONARRATIVA E POESIA
SAGGISTICA
ARTICOLI E INTERVISTE
Se hai pubblicato, puoi richiedere una recensione del tuo libro.
Se non hai ancora pubblicato, visita la nostra pagina servizi per una valutazione o revisione del tuo inedito.
Massimo Cortese scrive un racconto lungo (o un romanzo breve, a seconda dei punti di vista) in cui racconta la sua esperienza come candidato – e in seguito membro – del consiglio d’istituto nella scuola frequentata dalla figlia. La narrazione segue la struttura della cronaca, riportando i fatti e gli antefatti, ed esponendo, attraverso la voce del protagonista/autore, personali punti di vista.
La lettura è resa piacevole da uno stile scorrevole e coinvolgente, che suscita la curiosità del lettore e lo invita a voltare via via pagina. Pur non trattandosi di eventi particolarmente “spumeggianti”, Cortese riesce a renderli, attraverso le sue parole, interessanti, grazie a una certa bravura nel trovare l’aspetto singolare delle cose quotidiane.
Di contro, quello che stona forse un po’ è la struttura narrativa scelta (la cronaca dei fatti, a volte accompagnata da riflessioni e momenti introspettivi, altre volte in forma epistolare), perché frena il racconto dall’evolversi in qualcosa che vada oltre l’arringa di un genitore idealista. Se, come credo, l’opera voleva andare oltre il mero atto di denuncia di alcune discutibili politiche scolastiche, sarebbe stato meglio, a mio avviso, lasciare alla storia più ampio respiro e, soprattutto, riuscire a separare l’autore dal narratore.
Gli elementi che definiscono la storia sono interessanti: la progressiva catarsi del protagonista, che rivive, attraverso il suo ruolo di Consigliere, le passate (e negative) esperienze di studente; una effettiva denuncia dei problemi riguardanti la scuola italiana; ultimo ma non ultimo, l’uso del microcosmo scolastico come proiezione in scala ridotta di problemi e atteggiamenti (disonestà, omertà, anche delinquenza) che caratterizzano l’organizzazione politica e sociale italiana a un livello più alto.
Tuttavia, il modo in cui tutto ciò viene raccontato lo rende simile a un diario, a una confessione, più che a un discorso narrativo vero e proprio. Ciò non toglie che la lettura resti piacevole, ma le impedisce – ed è un peccato – di spiccare quel salto di qualità che l’avrebbe resa davvero originale.
Ti è piaciuta la recensione? Lascia un commento sul blog!



