Harold Bloom
"Come si legge un libro (e perché)"
Rizzoli, Milano 2001
[SAGGISTICA]
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In questo saggio, Harold Bloom ci conduce alla scoperta (o alla riscoperta) di alcune delle più celebri opere della letteratura mondiale; e lo fa dopo aver ribadito la necessità di leggere “per se stessi”, senza doveri o dogmi, e di leggere con umanità, “con tutto il proprio essere”.
Nella Prefazione e nel Prologo “Perché leggere”, Bloom ci espone alcune opinioni sulla lettura e sui suoi motivi, che poi sono anche principi di lavoro. Il grande critico ci porge quattro esortazioni:
* liberare la mente dal “gergo”, dagli automatismi dogmatici che ci impediscono di rinnovare le nostre esperienze e di arrivare all’autenticità della lettura,
* non cercare di migliorare chi ci circonda tramite ciò che leggiamo o il modo in cui leggiamo. È già abbastanza difficile, sostiene Bloom, dedicarsi al miglioramento di se stessi, nel campo della lettura l’attivismo è controproducente perché ognuno legge a modo proprio, le cose che preferisce e in modi diversi quanto lo è l’andatura di ognuno;
* una terza esortazione è più che altro un esempio al quale rifarsi: lo studioso è una candela accesa dall’amore e dal desiderio di tutta l’umanità;
* la quarta regola formulata da Bloom sostiene che per leggere bene occorre essere inventori. Spiegarne il significato priverebbe del gusto della scoperta chi vuole leggere questo bel saggio; e in ogni caso non si può farlo meglio di Bloom stesso, lascio perciò a voi il piacere di approfondire.
Oltre alle considerazioni sul piacere della lettura solitaria e umana, Bloom ci fornisce anche qualche indicazione sul suo modo di vedere la critica letteraria, che invece cito in calce dal testo:
Per come ho imparato a interpretarla, la critica letteraria dovrebbe essere empirica e pragmatica anziché teorica. I critici che ho preso a modello (in particolare il dottor Samuel Johnson e William Hazlitt) esercitano la loro arte allo scopo di rendere perfettamente esplicito quanto è implicito in un libro. Nelle pagine seguenti (…) mi concentrerò soprattutto sui metodi per notare e cogliere quanto può e deve essere reso esplicito. Poiché, a mio avviso, la questione di come leggere conduce sempre alle motivazioni e alle finalità della lettura, non separerò mai il “come” dal “perché”.
E secondo questo principio Bloom condivide con noi le sue conclusioni riguardo moltissimi autori, seguendo una divisione per genere d’opera: la Parte Prima è dedicata ai racconti, la Seconda alle Poesie, la Terza inizia la trattazione di alcuni Romanzi “cardine” della narrativa, la Quarta parte affronta la lettura di alcune opere teatrali e la Quinta prende in esame alcuni romanzi moderni e contemporanei. Ogni parte ha poi un riepilogo in cui si tirano le somme e molto più spesso si aprono nuove idee e possibilità di lettura.
Possiamo notare come la vena divulgativa di Bloom lo porti a parlare di alcuni grandi classici della letteratura, quelli affrontati anche a scuola, come le rime di Tennyson, il romanzo di Proust o i racconti di Borges, ma lo porti anche a condividere con noi strade meno battute come le poesie di David H.Lawrence, i racconti di Flanney O’Connor e alcuni romanzi minori di Faulkner e McCarthy. Il tono, alle volte, si fa leggermente normativo, ma suppongo che sia normale da parte di un critico tanto esperto il dare per scontato l’interesse del lettore, accanto al proprio genuino entusiasmo.
“Come leggere un libro (e perché)” non è comunque un saggio facile, e al pari dei testi che prende in esame va letto lentamente, con calma ed empatia, fermandosi quando necessario e accettando anche che non tutto, il mare di rimandi, le citazioni, i riferimenti ad altra critica, potrà essere esplicitato in pieno. È però un saggio che raccomando perché ha uno stile scorrevole e un respiro ampio, che insegna molto sugli autori presi in esame, sulle conversazioni che si possono fare con loro e anche sui modi in cui si può attaccare un testo letterario, classico o moderno che sia. Leggere è infatti una pratica che migliora con il tempo e con l’applicazione, e maestri come Bloom, pur affermando di non volerlo fare, ci aiutano a trovare la nostra personale strada di lettori.
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