STUDIO83

associazione culturale per scrittori esordienti

ESORDIAMO!
 
alone like a dog  
Domenico Cosentino, Alone like a dog
autoprodotto

Questo intervento sulla piccola raccolta di poesie di Domenico Cosentino merita una premessa: finora, la nostra attività di recensori è stata svolta esclusivamente sulla narrativa, perché a ciò attiene la nostra esperienza, e perché quello della poesia è un “campo minato” per qualsiasi critico. La critica poetica richiede competenze, conoscenza, esperienze letterarie e di vita attinenti in senso stretto a essa soltanto. La critica di un componimento poetico ha modi, strutture e categorizzazioni che non sono intercambiabili con quelli della narrativa, per lo stesso principio per cui l’essere scrittore può riguardare l’attività di romanziere e di novelist, ma non include automaticamente l’essere anche un poeta. 

Più che recensori, quindi, in questo caso ci siamo detti disposti a essere lettori volenterosi, e come lettori diamo un’opinione, sempre con lo scopo di aiutare l’autore e incoraggiarlo nella sua ricerca di strumenti: l’autore non ce ne vorrà se peccheremo di imprecisione o di poca esperienza, in un campo di battaglia meno nostro che suo. 

I componimenti di Cosentino risentono pesantemente dell’influsso bukowskiano: nella scelta degli argomenti, in quella dei modi, del lessico e di alcune conclusioni alle quali il poeta giunge.  La scelta di un grande maestro va apprezzata, tuttavia per noi vale ancora l’adagio medievale secondo il quale un nano può vedere più lontano di un gigante, perché può alzarsi in piedi sulle sue spalle: per qualsiasi scrittore (o artista) l’imitazione è vitale, ma non è utile alla sua arte se non prova ad andare oltre, se non ci mette del suo, rischiando magari qualche cantonata, ma cimentandosi in una dialettica con i propri modelli.
L’imitazione di Bukowski, infatti, è azzeccata, ma alla lunga si rivela un po’ pedissequa, quasi meccanica, come un’abitudine che  il poeta non ha voglia di discutere. Certo, a un artista può sembrare assurdo discutere con qualcuno dei propri modelli: ma dovrebbe tenere a mente che adagiarsi su una forma narrativa, farsela calzare e riprodurla in più varianti è solo una tappa del percorso di crescita di un artista, che per il proprio bene deve evolversi.  

La verve di Cosentino, infatti, ci sembra emergere più nei componimenti dove l’ombra ingombrante di Bukowski è messa da parte, e il poeta, più che di bevute matte (anche se mezza bottiglia di tequila in un’ora è un traguardo abbordabile anche per un morigerato editor) e di un autocompiacimento narcisista per il proprio abbrutimento (che ci sembra uno dei difetti di Bukowski stesso) parla in modo più autentico di quello che prova, di quello che gli capita di osservare, di esperienze vissute che esulano dal diligente programma del loser per definizione più che per condizione.
In pezzi come FORSE, Si può esser tristi… , ROMA, NUMERI, PASSEGGIARE , 6 UOVA,  Gli immigrati…,  emerge una sensibilità che merita di essere ascoltata e una capacità di trascendere lo squallore dei luoghi e delle cose attraverso la sublimazione di dettagli che, in virtù del fatto di essere nominati, assumono valore di exempla e una dignità che non si può non definire propriamente poetica.

Questi componimenti sono la maggioranza della raccolta, ma sembrano una “maggioranza silenziosa”: lo stereotipo bukowskiano si fa sentire davvero troppo, e a volte non è supportato da una tecnica che ne regga la ragion d’essere. I componimenti di Cosentino, infatti, più che poesie sono pensieri strutturati, poiché non è rispettata nemmeno la regola del verso libero, che Bukowski impiegava e ben conosceva – nonostante le apparenze, infatti, Hank non improvvisava.
Inoltre, nel mettere in campo un titolo inglese bisogna essere certi di ciò che si va a dire: “solo come un cane” è un’espressione idiomatica tipicamente italiana, che in inglese non può essere tradotta letteralmente. Se lo si fa, bisognerebbe farne capire il motivo o l’eventuale ironia sottesa, e il fatto che Cosentino blissi la questione fa nascere qualche sospetto.

Domenico Cosentino, in ogni caso, merita considerazione, perché dimostra una sensibilità e un senso di osservazione che hanno grandi possibilità: possono essere potenziati attraverso la tecnica poetica e la ricerca di una forma espressiva più personale che concili il cinismo e l’ironia (ironia nera presente e spesso davvero godibile) con un’originalità che sta solo al poeta cercare in sé.

 

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