STUDIO83

ESORDIAMO!
 
il dono di rebecca
 
Marina Dionisi
Il dono di Rebecca
Deinotera editrice, Roma, 2007

Il romanzo d’esordio di Marina Dionisi, studiosa di antropologia, elettromagnetismo e paranormale, si apre con una citazione, densa di rimandi, del filosofo romantico Novalis: “Perché tutto il visibile riposa sull’invisibile, l’intellegibile sull’incomprensibile, il tangibile sull’impalpabile.”

La  vicenda raccontata nel romanzo, la storia del “dono” della sensitiva Rebecca e del suo dispiegarsi negli anni, oscilla anch’essa tra visibile e invisibile: tra gli episodi raccontati, riguardanti le visioni e le percezioni di Rebecca, e quelli completamente taciuti, attinenti alle vicende più biografiche della donna, spesso solo accennate in ampi salti temporali che vanno dalla prima infanzia all’adolescenza alla maturità, di capitolo in capitolo.


Questa risulta essere la scelta vincente del romanzo, ovvero il dedicare attenzione soltanto ai fatti che hanno a che vedere con le capacità paranormali della protagonista, senza indulgere nel meramente biografico e senza appesantire la trama, che intende parlare di un unico aspetto della vita di Rebecca, il solo che giustifichi la scelta di raccontarla. La distanza cronologica di molti anni tra ogni capitolo, l’inserimento di elementi nuovi e non accennati in precedenza come la presenza di alcune amicizie, o dei figli, conferisce al romanzo una leggerezza rara nei racconti di vite narrate in prima persona, e allo stesso tempo una profondità che ben si combina con l’argomento trattato: dona un’aura di mistero e indeterminatezza che trascende il cronachistico, e si fa leggere agevolmente, come se ogni capitolo fosse, se non indipendente, modulare rispetto agli altri.

La Dionisi dimostra una buona capacità di raccontare, le sue descrizioni sono piacevoli e a volte suggestive, e la narrazione ha un buon senso del ritmo, che rende appassionante il racconto del paranormale. Allo stesso tempo, però, l’autrice ha scelto di non concentrarsi sull’aspetto “sensazionale” delle capacità extrasensoriali, quello prediletto dalla narrativa horror: la suspance del racconto è data dalle suggestioni e dal senso di incanto che le visioni della protagonista evocano, e l’elemento della paura e dell’insicurezza è completamente assente.
Questa prospettiva particolare è un altro punto di forza de Il dono di Rebecca, che in questo senso può essere definito un romanzo all femminile nel suo significato più pieno: perché, oltre ad avere un protagonista donna, ne percorre la vita con una sensibilità e con un sistema “analogico” fatto di rimandi, di allegorie e di elementi onirici che è spesso associato a categorie narrative femminili.

Certo, il romanzo non è perfetto. Alcune metafore e visioni della protagonista sembrano un po’ eccessive, un po’ manieriste: l’insistenza, nei primi capitoli sulla figura archetipica di Apollo, abbandonata poi nel resto del romanzo, è un po’ troppo ingenua, almeno nel modo in cui si manifesta; la “visione” nei panni di Lucrezia Borgia sconfina francamente nel feuilleton; il capitolo dedicato al “mistero di Pulicinella” finisce per annegare nella caricatura.
In generale, insomma, possiamo dire che la Dionisi ha ancora del lavoro da fare per padroneggiare gli strumenti della letteratura, solo apparentemente alla portata di tutti: ma il suo modo di raccontare vicende che ben conosce merita comunque una lettura partecipata.

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