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Marina Dionisi Il dono di Rebecca Deinotera editrice, Roma, 2007 |
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Il romanzo d’esordio di Marina Dionisi, studiosa di antropologia, elettromagnetismo e paranormale, si apre con una citazione, densa di rimandi, del filosofo romantico Novalis: “Perché tutto il visibile riposa sull’invisibile, l’intellegibile sull’incomprensibile, il tangibile sull’impalpabile.” La vicenda raccontata nel romanzo, la storia del “dono” della sensitiva Rebecca e del suo dispiegarsi negli anni, oscilla anch’essa tra visibile e invisibile: tra gli episodi raccontati, riguardanti le visioni e le percezioni di Rebecca, e quelli completamente taciuti, attinenti alle vicende più biografiche della donna, spesso solo accennate in ampi salti temporali che vanno dalla prima infanzia all’adolescenza alla maturità, di capitolo in capitolo.
La Dionisi dimostra una buona capacità di raccontare, le sue descrizioni sono piacevoli e a volte suggestive, e la narrazione ha un buon senso del ritmo, che rende appassionante il racconto del paranormale. Allo stesso tempo, però, l’autrice ha scelto di non concentrarsi sull’aspetto “sensazionale” delle capacità extrasensoriali, quello prediletto dalla narrativa horror: la suspance del racconto è data dalle suggestioni e dal senso di incanto che le visioni della protagonista evocano, e l’elemento della paura e dell’insicurezza è completamente assente. Certo, il romanzo non è perfetto. Alcune metafore e visioni della protagonista sembrano un po’ eccessive, un po’ manieriste: l’insistenza, nei primi capitoli sulla figura archetipica di Apollo, abbandonata poi nel resto del romanzo, è un po’ troppo ingenua, almeno nel modo in cui si manifesta; la “visione” nei panni di Lucrezia Borgia sconfina francamente nel feuilleton; il capitolo dedicato al “mistero di Pulicinella” finisce per annegare nella caricatura. |
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ESORDIAMO!
