![]() |
Sara Durantini Nel nome del padre Fernandel, Ravenna, 2007 |
|
“Desiderio. Solo questo. Il triste desiderio di chi è senza voce, di chi tace un segreto, di chi soffre perché non ascoltato, non capito, perché in fondo non ha nessuno con cui poter parlare.” Queste parole, tratte dal romanzo d’esordio della giovane Sara Durantini (classe 1984), condensano in poche righe l’amaro meccanismo che ne muove i protagonisti; una famiglia apparentemente normale, pur con i suoi drammi e controversie, nasconde al proprio interno una serie di dinamiche sottaciute che culminano nel rapporto sempre più ambiguo tra Fabrizio, il padre, e Sara, la figlia. “Nel nome del padre” affronta un tema innegabilmente difficile, gestito però con grazia dall’autrice; attraverso uno stile curato, a tratti consapevole e a tratti acerbo, mette insieme un romanzo che non si lascia mai andare al facile estremo, cogliendo invece nei personaggi e nel filo sottile che li lega l’essenza della storia. L’intreccio tra i personaggi è sostenuto da una dinamica comune a tutti che ne guida le azioni, una “maledizione” di errori, traumi e rancori che essi si trasmettono l’un l’altro, spesso nel tentativo stesso di spezzare la catena; incalzando il lettore con rivelazioni dosate pian piano, l’autrice conduce verso la conclusione mantenendo costante sia l’interesse che l’intensità. Parlando dell’aspetto strettamente “tecnico”, “Nel nome del padre” può contare su descrizioni ben fatte e coinvolgenti di ambienti e sensazioni, ma trova il suo difetto principale nei dialoghi tra i personaggi: l’uso eccessivo del punto esclamativo, cui troppo spesso è affidata l’incisività del tono dei vari interlocutori, finisce per dare la sensazione che chi parla stia sempre gridando. Tirando le somme, ci troviamo di fronte all’opera prima di un’autrice promettente, che dimostra di avere una bella penna e la capacità di orchestrare un romanzo. In conclusione, una tirata d’orecchi a chi ha scritto i testi in quarta di copertina: oltre a svelare il finale del romanzo, suggerisce una chiave interpretativa che sarebbe più interessante ricavarsi da soli durante la lettura. |
||
ESORDIAMO!

