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Matteo Grimaldi, Non farmi male Kimerik, 2006 |
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“Non farmi male”, opera prima del giovane Matteo Grimaldi, è un’antologia di sette racconti brevi slegati nel genere e legati nelle atmosfere cupe e disperate; sette ritratti di una gioventù senza via d’uscita, inconsolabile e priva di speranza, per la quale la morte – fisica o spirituale – rappresenta una dannazione ma anche, paradossalmente, l’unica libertà possibile. I racconti sono tutti molto brevi (tranne l’ultimo, “Veleno rosso sangue”); questa caratteristica permette una grande incisività, soprattutto a livello emotivo, e sembra adattarsi anche allo stile narrativo dell’autore, estremamente conciso nel narrare e – nel bene e nel male – piuttosto avido di dettagli. “Non farmi male” trova in questa grande brevità la cifra stilistica di Matteo Grimaldi ma, al contempo, un’arma a doppio taglio pericolosa in quanto difficile da padroneggiare. Spesso, infatti, si ha l’impressione che chi scrive abbia taciuto troppo, che abbia compresso i tempi narrativi snaturando – almeno in parte – la struttura del racconto brevissimo. Un’altra pecca di “Non farmi male” è un editing distratto che ha tralasciato parecchi dettagli (come alcune virgole fuori posto su cui inciampa la narrazione), correndo il rischio di far apparire poco curata la confezione generale dell’antologia. Partendo da questo presupposto, la scelta di trattare argomenti ad altissimo grado di drammaticità è altrettanto pericolosa, perché rischia di soffocarne la voce: proprio in quanto gravi, alcuni temi dovrebbero evitare qualunque struttura che minacci di impoverirli. Sempre restando nell’ambito tecnico, però, ci sono indubbi meriti da riconoscere a Matteo Grimaldi; primo su tutti, l’incredibile capacità di calarsi nei panni dei suoi personaggi, rendendo emotivamente plausibile la loro caratterizzazione e il loro sguardo sugli eventi narrati: è grazie a questa dote che l’autore riesce a perdersi del tutto nel narratore, step difficile da raggiungere – e non sempre scontato, soprattutto se si parla di esordienti. Alla luce di quanto detto finora, segnalo due racconti che, a mio avviso, non incappano nei “bug” sopra descritti: “Passione da cani” e “Domani addio”. In questi due scritti la struttura e il tema trovano un ottimo accordo e raggiungono l’intensità desiderata senza sforzo, dimostrando che Matteo Grimaldi ha già i mezzi che, in un futuro molto prossimo, gli permetteranno di mettere a frutto questa sua esperienza per acquisire una completa padronanza degli strumenti letterari a sua disposizione. |
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ESORDIAMO!





