Prima di parlare de “La spirale discendente”, seconda raccolta di poesie di Silvia Lugaresi, bisognerebbe premettere che scrivere e recensire poesia è molto più difficile che scrivere e recensire narrativa. Una delle ragioni principali, forse la più importante, è che la poesia non è per tutti: oltre all’imprescindibile conoscenza di canoni e regole del genere (quelle che riguardano il ritmo, la suddivisione in versi, ecc.) bisogna anche saper trasmettere, attraverso di essa, emozioni e sensazioni; cosa che l’autrice, in questo caso, non ha saputo realizzare pienamente.
Nella maggior parte dei componimenti de “La spirale discendente” troviamo una monotematicità un po’ pedissequa: pessimismo, immagini cruente, sangue, morte, stupro; la ripetizione continua di questi temi e il conseguente appiattimento dei toni rischia di ottenere l’effetto opposto e finire per tediare il lettore.
Lo stile dell’autrice si rivela poi eccessivamente ermetico, sfuggendo spesso alla comprensione del lettore. Vero è che la poesia, come mezzo espressivo, non deve necessariamente rendere espliciti e immediati tutti i propri contenuti; allo stesso tempo, però, il canale di comunicazione con il destinatario dovrebbe sempre restare attivo, senza mai impedire al lettore di collaborare alla costruzione del senso.
Silvia Lugaresi riesce comunque a trovare argomenti interessanti e a trattarli col giusto metodo, come dimostrano molte poesie della raccolta; un esempio è il modo in cui l’autrice ha affrontato il tema del rimpianto e i componimenti a esso dedicati (“Il vampiro”, “Qualcuno mi ha sparato”, “Alla sposa” e “Funerale siciliano”).
Per concludere, con “La spirale discendente” siamo comunque in presenza di spunti originali e temi interessanti; il consiglio rivolto a Silvia Lugaresi, che ha dimostrato coraggio nel cimentarsi in un’impresa impegnativa come la poesia, è di indirizzare il proprio talento verso una ricerca stilistica più disposta a collaborare con il pubblico, consentendo al lettore una maggiore fruizione che si realizzi anche – e soprattutto – nella cooperazione con l’autore.
<Maria Valentina De Blasi per Studio83> |