![]() |
Michela Mamprin
Piccola storia di provincia 0111 Editore, Milano, 2008 |
Il romanzo di esordio di Michela Mamprin si apre in un corridoio di ospedale: un incidente automobilistico, causato dall’ubriachezza del giovane Simone, ha ridotto in fin di vita la sua ragazza, Giorgia. Purtroppo, “Piccola storia di provincia” è un romanzo confuso, scritto in modo superficiale, che non appassiona il lettore e non può convincere l’editor. In primo luogo questo incidente, che dovrebbe essere il centro di tutto, passa quasi subito in secondo piano, anche perché buona parte del libro è dedicata alle vicende di Elda, sorella di Tiziano, che non ha assolutamente nulla a che vedere con esso e si dibatte in vicende sentimentali e intrighi professionali poco chiari e poco realistici. L’incidente c’è solo nei sensi di colpa di Simone - il quale, nonostante le lesioni gravissime provocate a Giorgia a causa della propria guida in stato di ebbrezza, continua la sua vita senza conseguenze legali di nessun tipo, cosa praticamente impossibile alla luce della legge vigente. Ma i suoi sentimenti sono descritti in modo didascalico e senza approfondimento, come anche quelli di Chiara. Il problema fondamentale del romanzo, infatti, è l’inaccuratezza. L’inaccuratezza è nella caratterizzazione dei personaggi: spesso non si riesce a capire quale posizione assumano nei loro confronti gli altri caratteri e la stessa autrice. Ciò accade anche a causa di uno stile, più che immaturo, quasi assente, privo esso stesso di accuratezza. Il testo è costellato di situazioni e di frasi fatte: “una mamma lo sente” (pag.25); “deve essere un tipo speciale se gli hai permesso di ridurti così” (pag.59); la tremenda “più lo conosceva e più le entrava dentro” (pag.77); “i visi di porpora” (pag.78); e così via. -Dopo.- lui ribadiva di continuo dopo, nei brevi momenti in cui riusciva a parlare, quando liberava la bocca per respirare. (pag. 99) Alle volte, inoltre, la lettura diventa difficile a causa della pessima abitudine dell’autrice di non specificare i soggetti delle frasi, limitandosi, quando va bene, ai passepartout “lui” e “lei”. Esempi del genere ricorrono di paragrafo in paragrafo, a volte perfino nella stessa frase, rendendo la lettura un estenuante gioco a nascondino. Eccone un esempio, da pag. 29: Casa sua [di Chiara, n.d.R.], infatti, si animava dopo le tre, col rientro della sorella, ma solo se decideva di rincasare [Chi? N.d.R.], altrimenti rimaneva […chi??? N.d.R.] nella casa vuota fino a sera. Anche l’ortografia è seguita con molta, troppa superficialità: errori grammaticali, lessicali e un uso improprio, quando non erroneo, della punteggiatura non facilitano il compito del lettore. La completa inadeguatezza del testo dal punto di vista delle norme redazionali, inoltre, getta cativa luce anche sulla casa editrice 0111 Edizioni. Ecco, parliamone un momento: molti difendono i motivi di una casa editrice che afferma di non editare, di non correggere, di non modificare in alcun modo il testo pubblicato, la cui cura sta unicamente all’autore. (In proposito segnalo una discussione su WritersMagazine interessante e persino condita da un colpo di scena finale.) A mio vedere, però, questo tipo di azienda si chiama “stamperia”. Concludo rivolgendomi all’autrice del romanzo, che, a questo punto, potrebbe avere la sensazione di essere stata ingiustamente maltrattata e offesa. Il mio è un discorso che abbiamo fatto più di una volta proprio per “Esordiamo!”, è quasi un leit motiv. Pubblicare non è obbligatorio, e non è nemmeno un punto in più sul curriculum se, come in questo caso, si viene lasciati completamente allo sbaraglio nell’esordio. Esporsi a una stroncatura senza appello come questa non è bello, come non è bello stroncare senza appello. Perciò, consiglio all’autrice una profonda riflessione e uno studio della lingua, della caratterizzazione e delle tecniche narrative, che le consentano di arrivare alla definizione di uno stile letterario per una maggiore accuratezza nella scrittura. |
|
ESORDIAMO!

