Giuseppe De Felice

"Il pianeta di Bachman"

Delos Books, 2006

[NARRATIVA E POESIA]



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Il fatto che “Il pianeta di Bachman” si sia aggiudicato il trofeo Fantascienza.com nel 2005 (ottenendo così anche la pubblicazione con Delos Books) dovrebbe, di per sé, essere già una garanzia; tuttavia la curiosità è d’obbligo e ancor più lo è per noi, che ci occupiamo di esordienti.

Già dalle prime pagine risulta chiaro che De Felice non è certo uno sprovveduto; la sua penna attenta dipinge mondi e personaggi oscillando tra fantascienza classica e interessanti trovate dell’autore, senza perdersi d’animo nelle digressioni scientifiche che ben dosa con tutto il resto. Sparse qua e là, inoltre, ci sono – o almeno mi è sembrato di vedere – gustosissime citazioni di opere di culto del genere, a partire da quei ricorrenti mirrorshades (occhiali a specchio) che il movimento cyberpunk elesse a simbolo nei suoi anni d’oro.

La fantascienza de “Il pianeta di Bachman”, tuttavia, va oltre il background su cui si poggia e si configura come un romanzo accurato sia di per sé, sia se inserito nel più ampio contesto della sci-fi contemporanea - in particolare, quella italiana dei nostri giorni. Il racconto della ricerca di un pianeta misterioso, oggetto di culto per sette religiose e gruppi di mistici svitati, procede tra sperimentazioni di carattere sociografico per andare a parare su un finale pregno di disincanto, riflesso di una filosofia - più amara che cinica – facilmente rintracciabile nello stesso mondo presente, dal quale scaturisce, presumibilmente, la speculazione su futuri possibili.

Nonostante una pausa centrale nel romanzo, che vede i protagonisti bloccati su un pianeta dall’impareggiabile nome di Thule³ (da leggersi: Thule al cubo), l’autore sa tirare fuori dal cappello qualche colpetto di scena che tenga viva l’attenzione, per poi giocarsi tutto su un finale che giunge a sorpresa, come un colpo di pistola; questa repentina variazione di ritmo disorienta un po’ ma non disturba la lettura, che procede rapida senza che l’interesse cali.

Forse la pecca più grande de “Il pianeta di Bachman” risiede nella caratterizzazione dei due protagonisti (una giornalista rampante e un cinico pilota di astronavi); se è vero che entrambi possiedono carisma e che, nonostante tutto, raccolgono le simpatie del lettore, lo è anche che i due caratteri sono spesso in odore di cliché, ingabbiati in una veste che li rende facilmente prevedibili.

Tolto questo neo, però, il romanzo d’esordio di Giuseppe De Felice sembra aver fatto decisamente centro; complimenti dunque all’autore, che ha dimostrato di saper padroneggiare un genere – la fantascienza – tutt’altro che semplice.

 

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