STUDIO83

INTERVISTE
 
magenes
 
INTERVISTA A FRANCESCO ALTIERI - MAGENES EDIZIONI

Francesco Altieri è alla guida di Addictions/Magenes, una piccola e agguerrita casa editrice milanese che si è fatta conoscere per i suoi esordi nel noir, e per aver lanciato molti autori ora affermati, come Massaron,ALessandra C, Nocentini.

Dopo qualche anno di attività, la casa editrice ha aperto anche una collana dedicata ai romanzi e diari di mare, che sta avendo un bel successo di pubblico e di critica, e si è già conquistata una nicchia di affezionati.

Francesco Altieri è un editore nel senso più tradizionale e "pieno" del termine: si dedica al suo lavoro con dedizione e un entusiasmo inattaccabile e una volta si è definito un "malato della carta stampata". Quella volta, noi lo abbiamo sentito... 

Abbiamo parlato insieme di editoria, di scrittori esordienti, di manoscritti, di editing. 


Studio83: La figura dell’editore, di cui ultimamente si sta accorgendo anche l’ambiente accademico e di ricerca, è una figura un po’ controversa, a metà tra arte e impresa, tra belle lettere e bilancio d’azienda. Come vivi questa condizione?

Francesco Altieri: È una domanda complessa. Nel mio caso, risponderò basandomi sulla storia della mia casa editrice che ha iniziato come Addictions, pubblicando narrativa e noir italiani, spesso esordienti, e ha poi “cambiato rotta”, in tutti i sensi, dato che ora ci occupiamo di libri di mare.  Nei primi anni di Addictions badavamo a fare le cose unicamente per il piacere dell’arte, senza stare a guardare i conti più di tanto: abbiamo pubblicato solo i titoli che ci piacevano veramente, che ci appassionavano, abbiamo fatto scelte antieconomiche anche perché abbiamo adottato una politica di prezzi bassi, per andare incontro a quello che poteva essere il nostro lettore tipo. È stata una tragedia. Abbiamo pensato solo a fare qualcosa di bello, che ci piacesse, senza alcun condizionamento, e alla fine i conti della casa editrice non quadravano assolutamente. Certo, la speranza era quella di aggregare un pubblico che si affezionasse, anche organizzando incontri e serate, ma non ha funzionato. Adesso, con la collana di mare, faccio sicuramente attenzione anche all’aspetto commerciale di un testo, e tante scelte sono fatte in questo senso. Però abbiamo il vantaggio di avere una produzione di nicchia, in cui spesso la scelta di qualità coincide con quella commerciale.

S83: La tua casa editrice, Addictions, ha cominciato la sua attività pubblicando molti scrittori esordienti. Che tipo di esperienza è stata, per te?

FA: Entusiasmante! È divertente pubblicare esordienti: c’è una passione, una freschezza, un entusiasmo che è difficile trovare in autori più consolidati. Era divertente soprattutto il lavoro che dedicavamo a organizzare incontri, presentazioni, tutta l’attività volta a tentare di lanciare gli esordienti, una bellissima esperienza. Lati negativi non ce ne sono stati, l’unico inconveniente è il fatto che, per un insieme di ragioni, non si è raccolto attorno alla casa editrice il pubblico che avrebbe potuto sostenerla. È difficile dire perché... è stato un mix di ragioni: forse copertine e titoli troppo difficili che non hanno raccolto un consenso vasto, sicuramente un po’ di sfortuna. Resta comunque la soddisfazione di aver scoperto autori (come Luca Ricci e Alessandra Contin) che sono poi passsati ai grandi editori e quella di aver collaborato con Lucarelli, Pinketts, Nove e tanti altri protagonisti della nuova narrativa italiana.

Comunque, gli esordienti si sono rivelati dei buoni professionisti, e lavorare con loro è stato divertente… a volte vedevamo in alcuni del divismo un po’ comico ma comunque innocuo. In genere, per un editore la cosa più bella è trovare un autore che abbia qualcosa da dire e riuscire a lanciarlo, è la soddisfazone più bella del mondo.

S83: Parliamo di editing: che ne pensi? Come ti comporti al riguardo, come lavorate? E perché, secondo te,  a volte capita che venga un po’ demonizzato?

FA: È un bel problema. Un autore vuole comunicare qualcosa attraverso ciò che scrive: nel momento in cui si interviene sul suo testo, logicamente non gli fa molto piacere. In alcuni casi, però, è indispensabile, perché o per inesperienza o per altri motivi, alcuni testi sono improponibili. In un caso del genere, l’autore deve accettare di farsi da parte, perché se non è in grado di scrivere in maniera professionale, non può pretendere di pubblicare in maniera professionale. Il discorso è diverso se un autore decide di fare delle scelte, che so, di tagliare i congiuntivi: a quel punto, quella scelta è funzionale… voglio dire, se fantozzi avesse detto i congiuntivi giusti…

Al di là di chi obiettivamente scrive male, e a quel punto dovrebbe avere l’intelligenza di migliorarsi, un altro problema avviene quando c’è una qualità di scrittura buona ma non incisiva. In quel caso, sta all’editore e all’editor dare dei consigli all’autore su come riscrivere o intervenire sul testo, magari riducendo certe parti, magari inventando un incipit più efficace, magari interrompendo una linearità troppo scontata.

A questo, gli autori reagiscono in modi diversi… ci sono autori che difendono esageratamente il loro scritto, e sbagliano: è ovvio che chi scrive ha un punto di vista meno obiettivo, non sa vedere il proprio testo dal di fuori. Il concetto è sempre lo stesso: due teste sono meglio di una. Perciò, sta all’intelligenza dell’autore difendere le cose da difendere, ma anche accettare il fatto che ci sono persone con più esperienza di lui, che possono migliorare e rendere più professionale il lavoro.

 S83: In generale, quanti manoscritti ricevi in casa editrice, e di che livello?

 FA: Addictions è nata nel 1997: dopo pochi mesi, arrivavano già cento manoscritti al mese. La qualità all’inizio era bassa, e negli anni, fino al 2003, con sempre una media di cento manoscritti al mese, la qualità è effettivamente cresciuta, ma non in maniera interessante. Mentre all’inizio ricevevamo cose sgrammaticate, nel corso del tempo anche se la qualità si è elevata, si sono appiattiti i contenuti, ricevevamo cento versioni dello stesso romanzo, magari ispirato a Bukowski, ma nessuno che sapesse dire qualcosa di nuovo. Tant’è che quasi tutti gli autori che abbiamo pubblicato con Addictions non li abbiamo scelti tra il materiale arrivato in casa editrice: siamo andati a scovarli noi, su segnalazioni magari di autori affermati che ci parlavano di scrittori in erba che potevano essere interessanti.

Adesso è diverso, perché con una produzione di nicchia arrivano due, tre lavori al mese... certo, capita ancora che ogni tanto arrivino manoscritti fuori luogo che non sono in linea con quello che pubblichiamo, ma sono poche eccezioni. Tra le proposte mirate a un settore così specifico, invece, molte sono interessanti. Un terzo della nostra attuale produzione è costituito da proposte arrivate in casa editrice. Stiamo inoltre portando avanti una politica autoriale: con alcuni autori abbiamo instaurato un’ottima collaborazione e realizzato diversi libri in pochi anni.

S83: Che possibilità vedi oggi per un esordiente in gamba, ma del tutto sprovvisto di contatti? Uno scrittore valido, che vorrebbe arrivare a essere pubblicato partendo da zero, a tuo avviso può farcela?

FA: Io sono ottimista. Se c’è un esordiente bravo, alla fine ce la fa. Deve crederci, non demoralizzarsi e accettare di fare piccoli passi alla volta. Di solito, la strada più frequente è quella di pubblicare un primo libro con editori piccoli e di qualità - e in questo momento uno dei riferimenti assoluti è Fernadel, che negli anni è riuscito a ritagliarsi il ruolo di scout di nuovi talenti. Per una serie di fortune, occasioni e contatti si può partire subito da un editore più in vista, però è un’eccezione.

Per fare il “botto” già da subito, poi, bisogna essere pubblicati da una casa editrice media o grande: Melissa P con Addictions avrebbe venduto 1.000 copie! E’ questione di struttura.

S83: Questo non va contro i piani di politica autoriale di cui ci parlavi prima? Non trovi un po’ ingiusto, o comunque non molto gratificante il fatto che la casa editrice piccola lanci un esordiente, scommetta su di lui, investa su di lui, e quando quel nome diventi davvero in grado di suscitare interesse, lo perda?

FA: È un misto di cose positive e negative, ma è anche una situazione inevitabile: man mano che un autore cresce, l’editore piccolo non è più in grado di supportarlo. Come Addictions siamo rimasti in ottimi contatti con gli autori che abbiamo lanciato, e siamo felici per come sono andate loro le cose, felici di vederli pubblicare: tenerli legati a noi sarebbe stato ingiusto.

S83: Quindi secondo te non c’è la possibilità che un autore che abbia fortuna nelle vendite possa trainare la piccola casa editrice grazie al suo nome?

FA: Non molta, perché in ogni caso l’editore piccolo non ha la struttura per lanciare l’autore alla grande. Anche nel momento in cui uno scrittore, pubblicato un best seller con un grande editore, tornasse dal piccolo editore, i numeri tornerebbero ad essere più piccoli. In generale il fatto che un autore lasci una casa editrice piccola in favore di una più grande non è negativo, piuttosto è inevitabile per come vanno le cose.


Ringraziamo Francesco Altieri per il suo tempo (sempre contato) e la sua disponibilità (sempre enorme!). Buon lavoro!

logo lettere

thumb | HOME | Login |Statuto | Contatti | Credits | ©2007 Studio83