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INTERVISTA A FABRIZIA PINNA, SCRITTRICE (QUARUP)
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Ci siamo già occupate di Fabrizia Pinna, autrice di "Per tutte le altre destinazioni". Allora come adesso, quello che ci colpisce è la sua concisione, l'apparente semplicità con cui espone le sue idee. Una strada difficile, quella della "sottrazione" espressiva, che conferisce densità al discorso, lo arricchisce concettualmente, e restituisce a ogni parola il suo "peso specifico". Studio83: La tua opera prima, “Per tutte le altre destinazioni”, non è un romanzo ma una composizione di due racconti. Come mai hai scelto questo mezzo di espressione letteraria? Quale differenza pensi che ci sia rispetto alla forma tradizionale del romanzo?
Fabrizia Pinna: Avevo due lavori di lunghezza anomala, apparentemente sconnessi tra loro. Ma poi il titolo ci è sembrato un giusto comune denominatore tra le due storie. In ogni caso il racconto era congeniale al tipo di storie che avevo da raccontare e all’urgenza che ci stava dietro anche se è più difficile far affezionare il lettore ai personaggi in poche pagine. Per scrivere un romanzo il materiale narrativo può e deve essere diluito e forse non si deve avere fretta di concludere. S83: Il tuo stile è stato definito “carveriano”: come ti poni nei confronti di questo illustre paragone? FP: Si fa presto a dire Carver! Penso che sia un’influenza implicita in chi prova ad accostarsi alla narrativa contemporanea. Sicuramente quando leggo Carver vedo immagini, quasi fotogrammi nitidi di un film. E quando riesco a scrivere è perché prima vedo quelle stesse immagini nella mia testa. Per questo si va per sottrazione, si risparmiano gli aggettivi: quello che serve si deve vedere, il resto, lo completa il lettore. S83: Molti esordienti non sanno che, spesso, non si arriva alla pubblicazione distribuendo manoscritti a caso, ma instaurando un rapporto di collaborazione con una casa editrice che si dimostri interessata al loro stile prima ancora che un’eventuale opera. Qual è la tua esperienza in proposito e quali sono state le tue attività come scrittrice prima dell’esordio con Quarup? FP: La mia conoscenza con Quarup è stata del tutto fortuita. Avevano letto il mio primo racconto prima ancora di fondare la casa editrice e quando hanno deciso di uscire con la collana italiana si sono ricordati di me. Già da subito mi ero resa conto di aver avuto un’occasione fuori del comune. E’ una casa editrice seria, trasparente ed onesta che mette al primo posto la validità della scrittura e delle storie piuttosto che assecondare le tensioni fashioniste di tante case editrici piccole ed indipendenti. Io prima di Reclame d’Afrique non avevo scritto niente di finito e pubblicabile, a parte gli articoli di costume sul giornalino del liceo. Ma quelli di Quarup non si scompongono di fronte agli esordienti: leggono e valutano chiunque gli sottoponga un lavoro e hanno un talento straordinario nel riconoscere la qualità. Penso a”Racconti a vita bassa” del mio “collega” Nicola Sacco, pubblicato con Quarup nel marzo 2007: un testo talmente avanti che riceverà la giusta consacrazione nel futuro. S83: Quali sono secondo te gli “strumenti” che ha – o deve avere – a disposizione lo scrittore? FP: Non sono nelle condizioni per fare una lista delle qualità di uno scrittore. Però cerco sempre di tenere a mente le “Lezioni Americane" di Calvino o i consigli di scrittura che elargiva ai giovani autori quando faceva editing per Einaudi ne “I libri degli altri”. Ascoltandolo si possono evitare gli errori più comuni e grossolani. E poi, ricordarsi il dictat del già citato Carter: “Niente trucchi da quattro soldi”: come dire, l’onestà è davvero l’unica cosa che serve per scrivere. S83: Un aspetto della promozione di un’opera è la presentazione in libreria. In quelle a cui hai partecipato, cosa ti ha colpito? In che misura ti sono state utili? FP: Le presentazioni che ho fatto sono state tutte divertenti. Nella mia città è stato facile radunare molte persone, non così in trasferta. Però ogni volta è l’occasione per misurare la fortuna che ho avuto nel pubblicare, sentire che il proprio lavoro, anche se piccolo, si è guadagnato un posto che vale la pena difendere. S83: Che cosa hai imparato dalla tua prima esperienza in una casa editrice che vuoi condividere con altri scrittori esordienti? FP: Quarup è l’eccezione che non vuole confermare la regola. E’ una casa editrice con pochi mezzi e molta personalità che NON CHIEDE contributi agli autori per la pubblicazione, aspetto che è molto frequente anche tra le case editrici medie, quelle che hanno maggiore visibilità. Forse è questo l’aspetto più importante da sottolineare. Per scrivere basta scrivere. Il resto lo devono mettere gli altri. Editori, Lettori, Librai. Ringraziamo Fabrizia per la sua disponibilità, e aspettiamo i suoi prossimi lavori!
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