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Stefano Lazzarin
Il modo fantastico Laterza, Bari, 2000 |
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“Il fantastico si situa alla convergenza di costanti tematiche e formali. Questa è la ragione principale per cui non potremmo mai disporre di un catalogo definitivo di temi del fantastico. Qualsiasi tema soprannaturale può essere trattato in modo non fantastico e comparire in opere non fantastiche. In compenso, è lecito affermare che esistono temi e procedure formali che ricorrono con frequenza significativa in opere fantastiche, e che si possono perciò definire tipicamente fantastici”. Questa è una delle frasi iniziali del testo, che non è una guida su come scrivere un romanzo fantastico, ma può essere considerato come un dizionario di opere e autori fantastici che possono aiutare a capire in modo più approfondito il genere. L’ autore non parla mai di regole dello scrivere fantastico, perché, in questo genere, non ci sono delle vere e proprie norme da seguire: proprio perché la parola stessa fantastico (dal francese fantastique: la Francia è il luogo di nascita del genere) può trattare qualunque argomento, con differenti modalità, ma senza superare determinati limiti, altrimenti si parlerebbe di letteratura dell’assurdo, ben diversa. Invece che di regole, si può parlare di costanti tematiche o formali tra gli autori del genere, nelle diverse epoche storico-letterarie. Tra queste vanno menzionate la narrazione in prima persona e le strutture meta diegetiche; il meccanismo storico del climax o gradazione (la progressione sinistra fino alla conclusione soprannaturale); la cura delle posizioni strutturalmente forti del testo (soprattutto l’inizio e la fine); il ricorso a manoscritti, lettere, documenti che, inseriti nella narrazione, servono a certificare con la loro autorità gli eventi misteriosi o inspiegabili ( si parla a tal proposito di retorica documentaristica del fantastico); un uso tutto particolare delle figure retoriche come la metafora, l’iperbole e l’ossimoro. Accanto a una tematica, a una stilistica e a una retorica del testo fantastico, esiste anche una topica ricorrente in questo tipo di testi, cioè una serie di luoghi comuni (tòpoi) che possono essere utilizzati nei contesti e nelle funzioni più differenti. A questa topica fantastica appartengono, per esempio, tutti gli oggetti che annunciano o incarnano l’apparizione soprannaturale: candele che si spengono improvvisamente, ritratti viventi, porte che si aprono da sole, libri di magia, specchi evocatori di fantasmi, tendaggi semimoventi, eccetera. Insieme a queste indicazioni, nel saggio vi è anche l’analisi di alcuni romanzi fantastici che contengono questi stereotipi e che hanno dato vita al genere: P. Merimée, “La Venere d’Ille”; E.A.Poe, “La rovina della casa degli Usher”; G. De Maupassant, “Le Horla” e molti altri. La lettura de Il modo fantastico è consigliata a chiunque sia interessato al mondo della letteratura fantastica, a chi voglia saperne di più, ma anche e soprattutto a coloro che vogliano cimentarsi nello stile fantastico. È utile e interessante l’intento che l’autore ha voluto esplicitare in questo piccolo manuale, cioè l’affermazione della mancanza di regole ben precise in questo determinato stile; Lazzarin però ribadisce il fatto che bisogna comunque rispettare determinati limiti, altrimenti non si parlerebbe più di fantastico, ma di qualcos’altro. A tal fine ha deciso, giustamente, di parlare di grandi autori che, con le rispettive opere, possono dare un’idea di come dovrebbero essere trattati determinati temi e con quali modalità. In questo, come in molti altri casi, i grandi autori non possono far altro che insegnare. <Maria Valentina De Blasi per Studio83> |
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