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Gabriella Turnaturi
Immaginazione sociologica e immaginazione letteraria Laterza, Bari, 2003 |
“La fascinazione intellettuale che il romanzo, la finzione letteraria può esercitare su chi tenti una lettura delle società e dei progressi sociali nasce soprattutto da quel suo dispiegare dinanzi agli occhi, come un caleidoscopio, più mondi, più realtà. Il romanzo può funzionare come fonte di ideazione, come interruttore che accende idee e ipotesi embrionali, confuse e troppo astratte che nessuna survey o ricerca empirica riesce a concretizzare altrettanto vividamente.” A quanto pare, la letteratura serve a qualcosa: ce lo dicono i sociologi! Nonostante il saggio si riveli interessante man mano che si procede con la lettura, non si può fare a meno di notare la pesante eredità portata ad alcune scienze (qui la sociologia, ma è il caso anche delle scienze cognitive) dalla presunzione positivista di poter spiegare tutti gli oggetti delle proprie analisi servendosi esclusivamente di modelli e concetti nati nell’ambito ristretto della disciplina stessa. La nascita di un nuovo ramo di analisi scientifica è un affare già abbastanza complesso, senza bisogno di rinchiudersi a doppia mandata nel proprio giardino pretendendo di riscoprire da zero le difficili arti del giardinaggio. Nello specifico, una docente di sociologia, acuta, curiosa e mentalmente aperta, si rende conto, dopo anni di sensi di colpa verso il proprio amore per i romanzi, che proprio nei romanzi vi sono dati, descrizioni, atmosfere che aiuterebbero tantissimo lo studio sociologico del passato (e di conseguenza del presente) e anzi darebbero alla sociologia una ricchezza chiamata “immaginazione”. Il saggio, come già detto, risulta interessante, anche se un po’ tecnico: ha infatti tutta l’aria di essere scritto per un’utenza esclusivamente universitaria, e comunque orientata alla sociologia. Nella prima parte, infatti, si analizzano le opinioni di alcune voci storiche della sociologia e le si confronta con la prassi di grandi romanzieri “sociali” come Balzac, per concludere che, appunto, la letteratura può essere di grande utilità per la sociologia (e quindi, viene da pensare malignamente, la letteratura non è cosmicamente inutile e si possono leggere Zola e Calvino senza vergognarsi). La seconda parte, la più interessante, analizza la letteratura del romanzo borghese moderno in relazione alla città, alla sua nascita e al suo sviluppo, per entrare nel merito della nascita della cultura metropolitana e del cittadino moderno: argomento molto amato dalla sociologia, che, riferendosi ai grandi romanzi cittadini e in generale al romanzo moderno, trova nuova linfa per le sue ricerche, e una quantità immensa di materiale, che oltre a essere descrittivo ed elencativo, è anche e soprattutto fatto di intuito, sensibilità, atmosfere e consapevolezza quasi metafisica della natura della città, come avviene in Calvino. Questo discorso condotto dall’autrice sarebbe interessante da leggere per qualunque abitante di una città, ma per uno scrittore è un’occasione davvero unica, data la competenza della Turnaturi, per interrogarsi sull’essenza dei luoghi che lo circondano, per conoscere alcune strade già intraprese dai “grandi” a riguardo, e per trovare, grazie a un approccio sociologico, nuovi stimoli per le proprie riflessioni e per il proprio lavoro. Dunque, la letteratura comprende in sé anche tracce sociologiche. E noi da letterati ribaltiamo la questione, e rivalutiamo in virtù di questo la sociologia. |
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LEZIONI DI LETTERATURA

