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AAVV, Concepts. Moda, Edizioni ARPANet, Milano, 2007 |
La casa editrice ARPANet è una realtà innovativa del panorama editoriale italiano, che, con grande intraprendenza, ha scelto di percorrere strade non tradizionali e di puntare su un talent scouting per dare voce ai giovani scrittori italiani. Una delle iniziative volte alla valorizzazione di giovani talenti è la collana dei “Concepts”: tramite concorsi letterari ad hoc, vengono selezionati racconti di esordienti da includere in antologie, che abbiano come tema le diverse forme di ispirazione alle quali si attinge nello scrivere storie. Dopo “Gusto”, “Cinema” e “Arte”, “Concepts. Moda” è l’antologia che ha per tema la moda, l’abbigliamento, il costume. Il profumo di un cappotto, la suggestione di un visone, la dolcezza di vecchi jeans sono elementi scatenanti della rievocazione o dell’invenzione, e il pretesto che gli esordienti colgono per mettere alla prova il proprio stile. Come per tutte le antologie che contengono materiale di diversi scrittori (a maggior ragione se esordienti), i risultati ai quali si giunge sono diversi: accanto a racconti perfettamente riusciti, ce ne sono di più deboli, e mentre qualcuno riesce a cogliere il pretesto “moda” per riflessioni anche profonde, c’è chi indulge un po’ al già sentito, o non riesce a esprimere in pieno il punto al quale vuole arrivare. Un esempio? Molto bella l’idea delle stagioni della vita alle quali si accompagna un diverso cappotto, da depennare assolutamente il jeans che parla in prima persona. In conclusione, un racconto di Raul Montanari, che si eleva rispetto al resto come a voler tracciare un incitamento al futuro per le giovani leve. I pezzi (ci sono anche dei componimenti in versi) sono abbastanza omogenei, e dietro la scelta compiuta dalla casa editrice possiamo scorgere un discorso coerente sull’importanza dell’abito dal punto di vista esteriore, ma soprattutto interiore, e sul significato che attribuiamo al modo di vestire noi stessi, alla ricerca di un’identità sfuggente. L’”infrastruttura” dell’abito, sia esso un visone conturbante, un eskimo da rivoluzionario imbolsito o il jeans che rimugina nell’armadio (ripeto: si poteva evitare…) rivela più di quanto voglia celare, sia del personaggio, che dell’autore – in questo, forse, gioca molto l’ingenuità delle prime esperienze, ma può essere un elemento che aggiunge fascino ai racconti. Gli autori affrontano un tema come la moda, che per sua natura è a rischio superficialità, sancendo la vittoria dell’invisibile sul visibile (nonostante alcune presentazioni dell’opera, ammiccando ai fashion-addicted, facciano pensare il contrario): lo stile come modo di vivere la realtà, il mistero di una donna vestita di rosa, il passare impercettibile degli anni sulla stoffa ma non nella propria intimità, il vissuto più vero, anche se più grigio, del vacuo scintillio televisivo, la sofferenza che sta dietro la ricerca di perfezione. Ripeto, il tema “moda” affidato alla penna di scrittori inesperti poteva trasformarsi in un boomerang, ma si rivela una raccolta di variazioni sul tema da tenere in considerazione. C’è un aspetto davvero interessante dell’antologia, infatti, che non riguarda il contenuto in senso stretto. Oltre alla materia narrativa, ogni racconto contiene anche un riferimento metanarrativo: ovvero un commento del rispettivo autore, che parla esplicitamente delle proprie intenzioni e aspettative nello scrivere la storia pubblicata. Parlando in assoluto, scelte del genere sono abbastanza azzardate, perché il lettore accorto non ama venire imbeccato con indicazioni e interpretazioni troppo perentorie. In questo caso, però, la scelta di far parlare del proprio racconto l’autore è un chiaro invito al lettore, a un confronto tra intenzioni e risultato dello scrittore. Il commento autoreferenziale può sembrare un favoritismo verso l’autore, ma, grazie a esso, si incita il lettore a essere critico, e a giudicare ogni racconto in base alla sua riuscita rispetto a quello che lo scrittore, comunque inesperto, si proponeva di fare. Oltre a parlare di moda, o gusto, o cinema, si parla anche di scrittura, e del modo di affrontarne le insidie da parte di una categoria (gli esordienti) alla quale viene data piena voce, sì, ma davanti al tribunale del lettore: il racconto diventa la prova del fuoco, e il commento in calce un autodafé. Insomma, la lettura di “Concepts. Moda” può appassionare i lettori smaliziati, pronti a misurarsi con il testo nel doppio movimento di collaborazione-antagonismo con l’autore; ma lo raccomanderei senza esitare anche a scrittori in cerca di spunti letterari e non solo. Da premiare, in ogni caso, la ricerca compiuta da ARPANet nei confronti degli esordienti, e la forte scelta della forma racconto (valorizzata al massimo anche dai “Mini Concepts”, librettini fatti di singoli racconti). Avventurarsi nella lettura di giovani scrittori, dei loro primi successi come degli insuccessi dovuti alla ricerca della propria strada letteraria, è una sfida stimolante. |
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