![]() |
Loretta Napoleoni, La morsa, Chiarelettere, 2009 |
In questo breve saggio, la Napoleoni affronta due argomenti spinosi, che sono oggi alla base delle paure massmediatizzate e delle politiche emotive degli stati nazionali: la minaccia terroristica di Al Qaeda e la crisi finanziaria che sta portando alla recessione economica. Lungi dal pronunciare vuote rassicurazioni, la Napoleoni ci dà alcuni elementi che ribaltano la visione (e la confusione) corrente e ci avverte che la vera minaccia non sono i tagliagole fondamentalisti, né le impersonali fluttuazioni dei grafici di borsa. Ciò che minaccia il nostro "stile di vita", i nostri "valori" e la comodità in parte immeritata della nostra vita è la combinazione micidiale tra politiche aggressive e bugiarde e una gestione suicida della finanza da parte dello stato. Specialmente quello statunitense ha condotto una guerra al terrorismo micidiale per gli equilibri mondiali e l'ha finanziata tramite la gestione spericolata del debito pubblico. In questo è stato aiutato da un sistema finanziario fondato su ricavi inesistenti, simile a un treno che viaggi al massimo della velocità verso un burrone. E il peggio è che "l'ignoranza, la faciloneria e l'ingenuità" dei signori del mondo (non i dittatori, ma i banchieri e i finanzieri!) non minaccia solo la nostra comodità, ma la stessa democrazia e le conquiste civili, come lo stato sociale e il valore stesso della vita umana, che abbiamo tanto lottato per ottenere. "La lezione di vita del grande fiasco dell’economia globalizzata, sotto l’ombrello della politica della paura, è che la società civile non può lasciarsi ingannare da chi la rappresenta; quando ciò avviene è nostro dovere ribellarci. Mentre i politici ci terrorizzavano, la finanza ci rubava i risparmi, questa è la cruda verità. E se vogliamo che ciò non avvenga più, dobbiamo avere il coraggio di dire basta e voltare le spalle ai grandi prestigiatori del nostro tempo, la classe politica, che fino a oggi ci ha così male rappresentato." Il pregio principale della produzione della Napoleoni, e questo "La Morsa" non fa eccezione, è il fatto che la docente non scambia il complesso con il complicato. Lungi dall'essere superficiale, il discorso spesso si sofferma sui dettagli tecnici dei giochi economici, ma si fa seguire grazie a un'esposizione chiara, concisa, che usa parole semplici e spiega ogni elemento tecnico che il lettore può non conoscere. Questo approccio dimostra che chi espone non considera il suo destinatario un profano o un non addetto ai lavori: anzi, una volta date le spiegazioni necessarie, la Napoleoni non ha paura di interpretare e di esprimere opinioni precise non esclusive, che invitano alla comprensione e alla discussione. Questo atteggiamento divulgativo è la base di ogni democrazia, l'antidoto migliore a ogni pretesa tecnocratica. "La Morsa", infatti, non è un saggio accademico, né una dissertazione per economisti. Con esso la Napoleoni si rivolge al cittadino, che considera in diritto di essere informato e a volte edotto sulle questioni pù ostiche; ma che da ciò può trarre la facoltà di farsi un'opinione, e il dovere di agire. In questo, dobbiamo spezzare una lancia anche a favore di Chiarelettere, una casa editrice impegnata che tanto merito ha nel risveglio della contestazione politica "dal basso" di cui il nostro paese -e non solo - ha davvero bisogno. "Se davvero vogliamo uscire da questa crisi, che anche se si manifesta attraverso l’economia è sintomatica del malore esistenziale che affligge il villaggio globale, dobbiamo avere il coraggio di ammettere i nostri errori. Solo così troveremo la forza per tornare a partecipare attivamente alla vita politica e, se è necessario, anche il coraggio di rinnovare totalmente la classe politica che ci rappresenta, non una, ma più volte, fin quando avremo raggiunto il nostro obiettivo." "La Morsa" è, su stessa ammissione della Napoleoni, il primo saggio che la docente scrive nella sua lingua madre dopo molto tempo. Resta forte l'influenza della parlata anglosassone, frasi essenziali, periodi brevi, ripetizione di parole e concetti chiave, che però ha il pregio di mantenere il saggio leggibile anche quando affronta discorsi complessi. Infine, non posso che segnalare l'affascinante capitolo dedicato alle città simbolo dell'ipertrofia cieca della finanza: Las Vegas e Dubai, che mi ha ricordato molto il saggio "Città morte" di Mike Davis. Lì, non si parlava di economia ma di urbanistica e studio del territorio, ma il quadro che ne risultava era lo stesso: quello di una società che sfrutta le risorse oltre il limite consentito e fa della prevaricazione e della depauperazione la bandiera per portare avanti una sete di potere insensata, sotto la quale si nascondono ignoranza e disumanità. Ci voleva una donna, professionista di fama internazionale, "emigrata" e madre di quattro figli, per ribadirlo con una voce chiara e forte, impossibile da ignorare. |
|
RECENSIONI

