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La ragazza di Venezia - Recensione libro

Alissa non ha ancora trent’anni, ma lavora in fabbrica da quando è diventata maggiorenne; poi, con la crisi, arriva l’inaspettato licenziamento, che si porta dietro tutto un bagaglio di umiliazioni: la necessità di essere aiutata economicamente dalla famiglia e la ricerca disperata di un qualunque impiego, incluso lavorare a gratis o tra contratti infidi nella speranza di una retribuzione futura. Alissa cerca di cavarsela come può, finché nella storia irrompe l’elemento fantastico: un teschio di cristallo, che afferma di essere Zilkor, dio del lavoro, che offre alla donna un ricco bottino in cambio di una prova (lavorativa) da superare.

La ragazza di Venezia, come si evince dalla sinossi, affronta il triste tema della crisi economica, del precariato, di una generazione che vive tra debiti, incertezze e lavoro sottopagato in cambio di un tozzo di pane. La tematica è rielaborata tramite il genere urban fantasy, una scelta interessante, se non altro originale, almeno in questo contesto.

Dal punto di vista stilistico, il romanzo di per sé è scritto bene, ma ci sono ancora molte rifiniture da fare (punteggiatura sbagliata, soprattutto, su cui il ritmo della lettura inciampa di continuo). Se ci si abitua a questa cosa si può comunque apprezzare un’opera con un suo carisma, a tratti grottesca, che mette in scena personaggi particolari e gustose ambientazioni di una Venezia affascinante ma bizzarra.

Quindi si tratta di una buona prova, con qualche riserva per quanto riguarda tutto il comparto tecnico; in ogni caso, una lettura interessante e dotata di forte personalità.

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