RECENSIONI LIBRI

Le recensioni di Studio83

L'ultima spiaggia - Recensione libro

Reso celebre dall’omonimo film del 1999, con protagonista Leonardo DiCaprio alla sua prima apparizione cinematografica dopo Titanic, The Beach contava su un autore giovane (Alex Garland, al tempo neanche trentenne) e un pubblico di giovani lettori, affascinati dal tema del viaggio, delle canne in libertà e da un contesto pop molto anni Novanta da cui il romanzo attinge a piene mani. La storia, per chi non avesse letto il libro o visto il film, narra le vicissitudini di Richard, ragazzo inglese (americano nel film) nei suoi mid- twenties che, durante un viaggio zaino in spalla in Thailandia, si imbatte in un misterioso e delirante viaggiatore. Quest’ultimo gli consegna una mappa verso un’isola sconosciuta ai più, sulla quale Richard – assieme a una coppia di francesi – si recherà a nuoto, scoprendo una comunità di neo-hippie fuggiti dalla frenetica vita occidentale.

The Beach è un prodotto curioso, che si bilancia su diversi opposti: uno stile scorrevolissimo, che si “beve” in un sorso, ma a modo suo elegante; di contro, risulta chiuso nella voce narrante del protagonista, che filtra ogni evento dal suo punto di vista: non è un difetto di per sé, ma lo diventa quando il protagonista ha la profondità di un videogame 2D; può contare su momenti di narrazione psichedelica, ma spesso indulge troppo su questi espedienti, che finiscono per essere ripetitivi; si dà degli obiettivi di analisi più profonda rispetto alle apparenze, che vengono raggiunti solo in parte e quasi sempre, a mio parere, senza vera e propria consapevolezza da parte dell’autore.

Il rischio di un’opera del genere è quello di finire per essere un romanzetto cinico-fricchettone per ventenni che viaggiano zaino in spalla nel terzo mondo, senza grande consapevolezza e con la paghetta di papà (un po’ come il protagonista). Tale rischio a tratti sembra concretizzarsi (ci sono momenti in cui la lettura diventa quasi irritante); a tratti, invece, svanisce per lasciare il posto a un romanzo esordiente di buone intenzioni, non perfetto ma con momenti di effettiva profondità ed efficacia.

L’opera funziona ogniqualvolta emergono l’alienazione, il delirante progetto/non progetto della comunità degli isolani, ritiratisi in un paradiso terrestre ma ridotti a sbomballarsi di marijuana dalla mattina alla sera; e ha il suo momento di maggiore impatto ed efficacia quando ne mostra alcuni, anche se solo en passant, finiti a lavorare in soffocanti uffici tra contabilità e documenti. Molto di tutto il resto rimane un po’ fine a se stesso e non risulta convincente fino in fondo: a ben vedere, il difetto principale di The Beach è che finisce per far parte integrante di quella stessa cultura pop che descrive.

Ecco, quindi, perché il romanzo è un continuo oscillare tra pregi e difetti: ma trattandosi di una lettura rapida, di un’opera con una sua struttura e uno stile apprezzabile, lo consiglio a chiunque sia incuriosito e voglia farsene un’idea propria.

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