STUDIO83

RECENSIONI
 
schegge

AA.VV.
Schegge di mondi incantati
Racconti fantastici dal Trofeo RiLL e dintorni

Edizioni Nexus, Roma 2007

Schegge di mondi incantati è una raccolta di racconti ispirati ad atmosfere e a elementi fantastici: alcuni di essi sono davvero belli, altri nella norma, altri (pochi) mediocri. La cosa è naturale, ogni antologia ha racconti più o meno riusciti: ma questa è l’antologia del Trofeo RiLL e la diversità dei pezzi potrebbe destare qualche stupore.

Nella raccolta, infatti, sono presenti le opere classificate insieme a quelle dei giurati del concorso letterario. I racconti migliori sono proprio quelli dei partecipanti premiati: superano in struttura, ironia e temi quelli dei giurati, più numerosi ma anche più disomogenei. Tra essi ci sono pezzi che mi suscitano qualche dubbio: visti gli alti standard di giudizio, che hanno portato a emergere vincitori davvero meritevoli, forse se i racconti “illustri” fossero stati in gara, qualcuno di essi non avrebbe raggiunto il traguardo della pubblicazione.

Codice Yetzirah (di Urbani e Viola) è il racconto primo classificato e tratteggia, tra pagine di diario e flashback, un complotto sinistro. Il lettore viene condotto un passo alla volta, gli autori non svelano nulla più del necessario e non rivelano dove vogliono andare a parare. Anche se il tema non è inusuale, e il finale è abbastanza classico, Codice Yetzirah è avvincente e piacevole.
I miracoli di Porta Metronia  (di Sgarro) è un divertissement sul filo della goliardia, che mischia sacro e profano e mette in campo idoli popolari che si manifestano a mo’ di madonnine. Ben scritto, mostra di conoscere una certa romanità e di volerle bene; anche qui il finale è un classico, ma sempre divertente.
La mia bara (di Sciallis) è un racconto di atmosfera, non spiega ma mette in scena un calvario in modo efficace.
Dal taccuino di un carcerato (di Bonci) è il “mio” primo classificato, il racconto che ho più apprezzato di tutta l’antologia. È scorrevole, ben strutturato, pieno di trovate argute, nemmeno qui manca la goliardia e un’ironia smaliziata che aggiunge piacere alla lettura. Inoltre, è l’unico racconto a mettere in campo personaggi che restano nella memoria del lettore: primo tra tutti il tremendo Donatien-Alphonse, la sua raggelante sorella che non appare mai e il succube, rassegnato narratore.

Insomma, la ragion d’essere di Schegge di mondi incantati, quella di premiare i vincitori di un concorso letterario, è rispettata e l’obiettivo è raggiunto con il massimo dei voti. I racconti sono belli e meritano di essere pubblicati e letti, e anzi potrebbero, in particolare il primo e il quarto, essere sviluppati in romanzi che diano più ampio respiro alle invenzioni.

Per i racconti dei giurati, il discorso è un po’ diverso. Alcuni di essi sono molto belli: ho adorato La fobia anatomico-meccanica del signor Edgar Allan Poe (di Pietroselli) perché unisce alcuni argomenti succosi alla falsa ricostruzione letteraria, operazione delicata ma in questo caso svolta con maestria. Anche Un delitto al tempo delle meraviglie (di Leoni) è ben condotto, e La gente di Ego Tami Spo (di Valzania) è originale e scorrevole.
Putroppo, ci sono anche racconti che scricchiolano. Simbionte? (di Mongai) ha un finale tanto scontato da rasentare la svogliatezza, lo stesso vale per Agnese, dolce Agnese (di Altomare) che non sa bene dove andare a parare.
Ci sono infine pezzi che si caratterizzano in negativo, perché piatti o banali: L’attesa (di Angiolino) ha un plot abusatissimo trattato alla Dylan Dog, e non è un complimento; Il Dono (di Cerrino) è un superficiale pastrocchio simil-fantasy; infine, La casa scomparsa nel bosco: non avevo mai letto nulla di Gordiano Lupi, conosco la stima di cui gode come scrittore, ma questo pezzo sembra un compito a casa compilato in fretta e senza voglia.
L’ultimo racconto di un giurato, L’ultimo marinaio di Capo Horn, è breve, quasi un frammento, e non ha elementi fantastici. È stato incluso come tributo per ricordare un collega e amico che non c’è più, Franco Cuomo, al quale è dedicata l'intera antologia.

Alla fine del volume sono stati inseriti anche quattro racconti frutto della gara S.F.I.D.A.: i giurati forniscono le linee narrative sulle quali i finalisti dell’edizione precedente devono costruire dei racconti credibili. L’idea è ottima, ma in questo caso gli spunti sarebbero dovuti essere più sfumati, o riguardare qualche particolare: invece sono vere e proprie indicazioni (personaggio, quello che gli succede, dove e come) e per forza di cose ne derivano racconti un po’ pedissequi.

Scivoloni a parte, Schegge di mondi incantati è una lettura interessante e piacevole: i bei racconti ripagano sia dell’eventuale acquisto, sia della partecipazione a un premio che dimostra di meritarsi la stima di lettori e scrittori, grazie alla qualità dei premiati.


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