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AA.VV. |
Schegge di mondi incantati è una raccolta di racconti ispirati ad atmosfere e a elementi fantastici: alcuni di essi sono davvero belli, altri nella norma, altri (pochi) mediocri. La cosa è naturale, ogni antologia ha racconti più o meno riusciti: ma questa è l’antologia del Trofeo RiLL e la diversità dei pezzi potrebbe destare qualche stupore. Nella raccolta, infatti, sono presenti le opere classificate insieme a quelle dei giurati del concorso letterario. I racconti migliori sono proprio quelli dei partecipanti premiati: superano in struttura, ironia e temi quelli dei giurati, più numerosi ma anche più disomogenei. Tra essi ci sono pezzi che mi suscitano qualche dubbio: visti gli alti standard di giudizio, che hanno portato a emergere vincitori davvero meritevoli, forse se i racconti “illustri” fossero stati in gara, qualcuno di essi non avrebbe raggiunto il traguardo della pubblicazione. Codice Yetzirah (di Urbani e Viola) è il racconto primo classificato e tratteggia, tra pagine di diario e flashback, un complotto sinistro. Il lettore viene condotto un passo alla volta, gli autori non svelano nulla più del necessario e non rivelano dove vogliono andare a parare. Anche se il tema non è inusuale, e il finale è abbastanza classico, Codice Yetzirah è avvincente e piacevole. Insomma, la ragion d’essere di Schegge di mondi incantati, quella di premiare i vincitori di un concorso letterario, è rispettata e l’obiettivo è raggiunto con il massimo dei voti. I racconti sono belli e meritano di essere pubblicati e letti, e anzi potrebbero, in particolare il primo e il quarto, essere sviluppati in romanzi che diano più ampio respiro alle invenzioni. Per i racconti dei giurati, il discorso è un po’ diverso. Alcuni di essi sono molto belli: ho adorato La fobia anatomico-meccanica del signor Edgar Allan Poe (di Pietroselli) perché unisce alcuni argomenti succosi alla falsa ricostruzione letteraria, operazione delicata ma in questo caso svolta con maestria. Anche Un delitto al tempo delle meraviglie (di Leoni) è ben condotto, e La gente di Ego Tami Spo (di Valzania) è originale e scorrevole. Alla fine del volume sono stati inseriti anche quattro racconti frutto della gara S.F.I.D.A.: i giurati forniscono le linee narrative sulle quali i finalisti dell’edizione precedente devono costruire dei racconti credibili. L’idea è ottima, ma in questo caso gli spunti sarebbero dovuti essere più sfumati, o riguardare qualche particolare: invece sono vere e proprie indicazioni (personaggio, quello che gli succede, dove e come) e per forza di cose ne derivano racconti un po’ pedissequi. Scivoloni a parte, Schegge di mondi incantati è una lettura interessante e piacevole: i bei racconti ripagano sia dell’eventuale acquisto, sia della partecipazione a un premio che dimostra di meritarsi la stima di lettori e scrittori, grazie alla qualità dei premiati. |
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RECENSIONI
