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Fernando Bàez |
Prima che i libri divenissero tali, quando la trasmissione della conoscenza era affidata a papiri, tavolette o pergamene, la loro distruzione era già prassi consolidata. Attuata con mille pretesti, con grande passione e per mezzo del fuoco, spesso è consistita anche, come sottolinea più volte l’autore in appassionati incisi, alla semplice indifferenza delle istituzioni e dei poteri che avrebbero dovuto proteggere i beni culturali. Guerre, furori sacri, incuria, rivalità tra scuole filosofiche, bigottismo, razzismo: i lati peggiori dell’umanità e della convivenza civile sono quelli che portano a distruggere i libri, quando non gli uomini. Le prime due parti del saggio sono dedicate alla storia antica e sono divisi per luogo o periodo storico (bello il capitolo sui libri immaginari). La terza parte riguarda invece l’era moderna e circostanze come l’odio etnico, i “regimi del terrore”, le pubblicazioni elettroniche e l’autocensura, anche se quest’ultimo argomento è affrontato un po’ sottogamba: al solito, con l’elenco dei libri bruciati e delle mani assassine, senza soffermarsi troppo su significati o situazioni. Insomma, “Storia universale della distruzione dei libri” è un saggio storico interessante e ben circostanziato, che costituisce però un punto di partenza per approfondire quegli aspetti che l’autore sfiora solamente, tutto preso dalla propria lista nera di numeri e date. |
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