STUDIO83

associazione culturale per scrittori esordienti

RECENSIONI
 

Fernando Bàez – Storia universale della distruzione dei libri – Viella, Roma 2007

Prima che i libri divenissero tali, quando la trasmissione della conoscenza era affidata a papiri, tavolette o pergamene, la loro distruzione era già prassi consolidata. Attuata con mille pretesti, con grande passione e per mezzo del fuoco, spesso è consistita anche, come sottolinea più volte l’autore in appassionati incisi, alla semplice indifferenza delle istituzioni e dei poteri che avrebbero dovuto proteggere i beni culturali.
È accaduto spesso, nel corso della storia: oggi succede in Iraq, dove l’esercito statunitense è occupato a presidiare i pozzi, quello italiano ad accontentare l’ENI, e intanto vanno in fumo milioni di volumi, manoscritti e tavolette di valore inestimabile, le testimonianze dell’inizio della scrittura e della nostra storia. Il pieno, please!

Guerre, furori sacri, incuria, rivalità tra scuole filosofiche, bigottismo, razzismo: i lati peggiori dell’umanità e della convivenza civile sono quelli che portano a distruggere i libri, quando non gli uomini.
Bàez fa sua la massima di Heine secondo la quale “dove si bruciano i libri, si finisce per bruciare anche gli uomini” e anzi dimostra che spesso le due cose sono parallele prima che consequenziali. Lungo un excursus che va dai primi usi della scrittura fino alla guerra in Iraq, Bàez snocciola cifre a molti zeri di libri distrutti. Certo, la carne al fuoco è tanta e il percorso dell’uomo, anche per quanto riguarda la sua barbarie, è davvero lungo: spesso si ha l’impressione di leggere una lista della spesa un po’ noiosa.
Quando invece l’autore prende fiato, e inserisce nella corsa aneddoti e considerazioni, la lettura si fa più interessante e passa anche la voglia di accantonare un saggio un po’ troppo ripetitivo (data, luogo, numero libri distrutti; data, luogo, circostanza storica, numero libri carbonizzati; data, luogo, autori, numero libri polverizzati).

Le prime due parti del saggio sono dedicate alla storia antica e sono divisi per luogo o periodo storico (bello il capitolo sui libri immaginari). La terza parte riguarda invece l’era moderna e circostanze come l’odio etnico, i “regimi del terrore”, le pubblicazioni elettroniche e l’autocensura, anche se quest’ultimo argomento è affrontato un po’ sottogamba: al solito, con l’elenco dei libri bruciati e delle mani assassine, senza soffermarsi troppo su significati o situazioni.

Insomma, “Storia universale della distruzione dei libri” è un saggio storico interessante e ben circostanziato, che costituisce però un punto di partenza per approfondire quegli aspetti che l’autore sfiora solamente, tutto preso dalla propria lista nera di numeri e date.
Chissà, forse dietro lo storico un po’ pedante si nasconde il bibliofilo incallito, che getta decine di esche per incoraggiare il lettore a imitarlo in una ricerca in prima persona.


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