OSVALDO SORIANO

"Triste, solitario y final "

Einaudi, Torino 2006

[NARRATIVA E POESIA]



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Un vecchio e malinconico Stan Laurel (Stanlio per gli italiani), ormai dimenticato da Hollywood, si rivolge al Philip Marlowe di Chandler per ingaggiarlo. Anche Marlowe non è più sulla cresta dell'onda: solo, alcolizzato e in bolletta, rifiuta di aiutare Laurel per ritrovarsi, tempo dopo, davanti alla sua tomba. È qui che il detective si imbatte nello stesso Osvaldo Soriano, giornalista argentino sulle tracce dell'attore scomparso, e con lui rimane coinvolto in una pirotecnica avventura.

Scritto e pubblicato nei primi anni Settanta, "Triste, solitario y final" è un intenso team-up di personaggi cari alla Hollywood di una volta, da Laurel e Hardy a John Wayne, da Jane Fonda a Charlie Chaplin; e mentre rende loro omaggio ne tratteggia anche la fine, un malinconico addio a figure entrate nella cultura popolare e tuttavia relegate al passato, a un'età dell'oro di cinema e costume ormai conclusa.

Soriano gioca sulla particolare costruzione dei caratteri che mette in scena, unica possibile in questo caso: personaggi che si fanno personaggi, agiscono un copione ritagliato nei margini del loro stereotipo, così come esso ha preso forma nell'immaginario collettivo; altre volte – come nel caso del protagonista, Marlowe – travalicano i confini e vivono di vita propria, trasformandosi di fatto in personaggi nelle mani dell'autore; ma lo stesso autore diviene a sua volta protagonista, mescolando la triade persona-personaggio-parte di stanislawkjiana memoria. È così che nel divertissement – dai toni comunque drammatici – Soriano introduce cenni autobiografici centellinati con discrezione, mentre dall'altro lato mantiene in equilibrio l'omaggio al mito e la sua dissacrazione.

Se c'è un elemento a sfavore, invece, è la scelta dell'autore di affidarsi a una voce narrante onniscente priva di filtri, che illustra il punto di vista di tutti i personaggi presenti in ogni singolo capitolo e trasforma la narrazione in una vera baraonda.

Questa defaillance stilistica non va comunque a intaccare l'intensità di cui Soriano ha dotato la sua opera, che giunge al lettore intatta in tutta la sua struggente bellezza.

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