Massimo Cortese

"Un'opera dalle molte pretese "

Edizioni Montag, 2011

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Se è interessante avere a che fare con uno scrittore agli esordi, ancor più lo è seguire il suo percorso di pubblicazioni successive. È il caso di Massimo Cortese, autore di cui ho recensito i primi due romanzi, incluso quello d'esordio. (I romanzi sono "Candidato al consiglio di istituto" e "Non dobbiamo perderci d'animo".)

Per quanto riguarda il presente libro, "Un'opera dalle molte pretese", ho avuto anche la possibilità di leggere e valutare la prima bozza dell'opera; questo ha reso davvero gustosa la lettura dell'ultima stesura, edita da Montag.

"Un'opera dalle molte pretese" stabilizza la cifra stilistica di Cortese, già presente nei primi due romanzi, ma ora più definita grazie all'esperienza.
L'ironia, caratteristica principale dell'autore, è l'ingrediente principale del doppio percorso che racconta: le esperienze parallele della pubblicazione d'esordio, vissuta con entusiasmo, ma anche con il timore di aver fatto un buco nell'acqua, e la meno piacevole vicenda giudiziaria in cui Cortese si è visto suo malgrado coinvolto.
Il romanzo mescola da un lato il percorso dello scrittore, che può essere esperito con interesse da chi è appena entrato nel mondo editoriale o si accinge a entrarci, in quanto mette in luce paure comuni a tutti e le vive, come ho già detto, con grande ironia; dall'altro affronta problemi di più ampio respiro, già cari all'autore, come i meccanismi burocratici di uno Stato – qui personificato in un gustoso dialogo – che finiscono per annientare il cittadino, tanto più se onesto.

L'aspetto che più colpisce è la leggerezza con cui l'autore è riuscito a rendere il racconto di "uno scrittore esordiente che parla dell'essere uno scrittore esordiente", risultato affatto scontato. Cortese riporta aneddoti (come l'incontro col giornalista in treno, la presentazione del libro a una sagra, la prima recensione) tranformandoli da esperienza personale in argomenti di interesse condiviso, soprattutto per gli stessi esordienti.
La seconda parte, quella che tratta l'esperienza parallela del processo, è ugualmente ricca di ironia, ma anche di amarezza. I dialoghi immaginari con lo Stato personificato, discorrendo di giustizia e sfiducia nella classe politica, sono una delle trovate più caratterizzanti dell'opera e dello stile di Cortese in generale.

"Un'opera dalle molte pretese" è il romanzo di un autore che sa prendersi sul serio quanto basta e questo è un pregio più unico che raro. Resta una sincera curiosità per le opere successive e il piacere di aver seguito uno scrittore che ha qualcosa da dire e ha trovato un suo modo personale per farlo.

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